Iridiama, il primo romanzo fantasy di Stefano Girola

Lo scrittore Stefano Girola ci presenta Iridiama, suo romanzo fantasy d’esordio pubblicato dalla 13 Lab Editions.

L’autore
Mi chiamo Stefano Girola e sono uno scrittore esordiente. Prima di questo libro non mi ero mai cimentato in opere così lunghe e complesse, limitandomi al massimo a qualche racconto breve.
Perché dunque questa grande impresa, vi chiederete voi.
Ebbene, ho iniziato a scrivere per andare incontro al desiderio di dedicare qualcosa a mio figlio Jacopo: uno splendido bambino di sei anni dal quale pochi anni fa, per vicende familiari, mi sono sentito distante per un breve periodo. Mi sono deciso allora deciso a scrivere qualcosa per farmi sentire vicino a lui, per far si che capisse quanto gli voglio bene.
Così ho preso carta e penna (nel vero senso della parola, il libro ha mosso i suoi primi passi su di un quadernone a righe) e ho cominciato a buttare giù senza ordine alcune idee che avevo in mente.

La nascita del libro
Mi è stato naturale avvicinarmi fin da subito al mondo fantasy poiché è il genere a cui mi sento più affine da tutta una vita. Fin da ragazzino ho sempre letto tanti libri fantasy, ho giocato per lungo tempo ai giochi di ruolo, e anche quando si trattava di scegliere un film o un videogioco, i mondi fantastici hanno sempre suscitato in me un’attrattiva irresistibile.
Le prime pagine erano confuse, senza un nesso logico, solo una serie di appunti e di brevi stralci annotati solo per ricordarseli. Poi però ho cominciato a vedere uno schema in ciò che scrivevo e come per i pezzi di un puzzle, ha cominciato a prendere forma sotto i miei occhi un quadro più completo. Sono arrivato così a scrivere una storia autoconclusiva di circa 50 pagine. Riflettendoci sopra, mi sono accorto però che si poteva scrivere ancora, così il brano autoconclusivo si è trasformato in un prologo per un’avventura di più ampio respiro e le pagine si sono moltiplicate a dismisura. Dopo aver riempito ben otto quadernoni a righe, mi sono detto che forse era ora di trasferire tutto a pc per poter rivedere tutto in maniera più facile e organizzata.
Mese dopo mese, ho scritto e riscritto le pagine del libro una, due, tre volte. Ricominciando ogni volta quasi da capo per cercare di correggere tutto quanto non funzionava o quando gli elementi non si incastravano tra loro. Alla fine ho pure eliminato il prologo, (con mio grande rammarico, perché è stata la costola da cui è nato tutto): era evidentemente un peso per la lettura e l’ho immolato sull’altare della scorrevolezza.
Dal momento in cui ho capito che ciò che stavo scrivendo avrebbe potuto trasformarsi in un libro con tutti i crismi, ho covato il desiderio di poterne vedere una copia sul suo comodino di Jacopo auspicandomi che, quando sarà più grande e sarà capace di leggerlo, lo possa apprezzare, cogliendo i sentimenti con i quali ho iniziato questo lavoro.

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L’ambientazione
Nei miei anni trascorsi da giocatore di ruolo, i miei personaggi preferiti sono sempre stati i nani, per cui nutro una particolare predilezione: rozzi e potenti guerrieri armati solitamente di ascia o martello, dotati di un formidabile orgoglio razziale e in possesso di una straordinaria capacità bellica.
Da sempre, in ogni mondo fantasy degno di questo nome, i nemici giurati dei nani sono gli orchi (anche con gli elfi c’è mal sopportazione, ma fanno entrambi tipicamente parte della schiera dei “buoni”, quindi non sono solitamente in guerra aperta tra loro). Ecco che quindi è stato facile scegliere i protagonisti e gli antagonisti del mio libro, nel quale alla fine ho preferito aggiungere anche la razza degli uomini per dare credibilità alla storia e consentire di avere un terzo incomodo da poter usare come ago della bilancia nella vicenda.
La scelta, inizialmente dettata soltanto dalla passione e dai gusti, ha poi trovato una sua declinazione più importante e più emotiva, che ora vi spiego.

La special guest
Solitamente quei romanzi che sono definiti “high fantasy” (genere nel quale è plausibile incasellare il mio romanzo e per il quale alcuni indicano come capostipite Il Signore degli Anelli) contengono storie che si dipanano tra creature straordinarie dai poteri misteriosi o maghi dagli incantesimi sorprendenti e spettacolari. Insomma, come ci insegnano le ultime frontiere dell’intrattenimento, avventure dai grandi effetti speciali. Esattamente ciò che non volevo per il mio libro.
Volevo evitare di stupire con vicende troppo immaginifiche e complicate, per realizzare invece qualcosa di più “credibile”. Comprendo che parlare di credibilità quando si utilizzano personaggi naneschi e orcheschi è poco coerente, tuttavia se le vicende narrate riguardassero tre differenti etnie di uomini, la storia potrebbe essere credibile e verosimile, almeno per buona parte del suo svolgimento.
Questo anche perché, rispettando le tradizioni fantasy, nani e orchi sono razze abbastanza refrattarie alla magia, che solitamente non sanno gestire e per questo la temono, o ne sono naturalmente resistenti.
Ed ecco che di fronte a questa storia, si è delineata dinanzi a me l’occasione inaspettata: la partecipazione di Jacopo all’interno del libro. Sfruttando la scarsa propensione alla magia di tutti i personaggi, ho ritagliato un ruolo particolare per lui creando un piccolo essere magico (l’unico ad avere tali poteri) in cui s’imbatteranno i protagonisti nel corso delle loro avventure. Non svelo di più su di lui per lascare che sia il lettore a scoprire di cosa si tratta, posso tuttavia anticipare che non sarà il protagonista ma aiuterà gli eroi nelle loro vicende.

La storia
Alla fine ne è venuto fuori un romanzo di quasi 900 pagine, ambientato in un mondo di fantasia completamente inventato da me, chiamato Irìdia, nel quale convivono tre razze: i Nani, l’antico popolo delle montagne, i giovani Uomini, giunti dal nord a cercare fortuna nei pressi del mare, e gli Orchi, crudeli e spietati predatori sempre in aperto conflitto con le altre popolazioni.
Durante la Festa di Incoronazione del Principe dei Nani, gli Orchi si fanno minacciosi e costringono i loro rivali a reagire prontamente. Un’antica leggenda legata al nome della divinità di Turok affiora però dalle ombre del passato e sarà la causa scatenante di una guerra aperta tra loro e motivo di discordia nel Regno degli Uomini.
Toccherà a Gundar Ardibrace e ai suoi amici intraprendere un pericoloso viaggio alla ricerca di un antico manufatto, con il quale ridare vita alla leggenda di Turok e ritrovare la speranza di salvare il suo popolo da un pericolo incombente.
Intrecci avventurosi, intrighi, incontri sorprendenti e grandi battaglie si profilano sul sentiero dei coraggiosi amici che, divisi dal destino, dovranno dare prova della loro proverbiale determinazione e del loro indomito coraggio.

Conclusioni
Uno dei complimenti che mi sono stati mossi da più parti è stato proprio quello di essere riuscito a creare una storia dalla struttura solida, in grado di gestire un’ampia varietà di personaggi, riuscendo al contempo a portare a termine in maniera equilibrata i diversi fili narrativi.
Credo inoltre che la grande diversità del mio libro rispetto al “solito fantasy” stia nel modo in cui, pur rimanendo fedele alle tradizioni di genere, sia riuscito a cambiare radicalmente l’approccio alle tre razze.
In conclusione, spero che vi possa piacere e appassionare, che possa essere per voi una grande avventura da conservare nella memoria.

Il libro è acquistabile al link http://www.13labedition.co.uk/13lab/home/113-iridiama-di-stefano-girola.html.

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